“Flop e dintorni” con Dario de Toffoli - Le differenze fra Omaha e Texas
Giocando a Texas ogni giocatore ha una coppia di carte in mano; giocando a Omaha, con 4 carte in mano, un giocatore non ha solo 2 ma ben 6 combinazioni di due carte (A-B, A-C, A-D, B-C, B-D e C-D). Questo moltiplicarsi delle possibilità (solo parzialmente contenuto dall’obbligo di usare 3 e solo 3 carte dalla tavola) fa in modo che le combinazioni medie che si chiudono a Omaha siano molto più alte che nel Texas. Le scale, ad esempio, abbondano nell’Omaha e sono molto pericolose; addirittura se avete al flop una scala che non sia nuts, la miglior cosa che potete fare è passare. Alcune mani che nel Texas sono ottime (tipo “top pair” o “overpair”) in Omaha non valgono niente e sono solo destinate a farvi perdere un sacco di soldi.
Mentre nel Texas una buona mano di partenza è spesso destinata a restare vincente fino alla fine, nell’Omaha è molto difficile poter vincere una mano se non si incontra il board; anche due Assi non portano in genere da nessuna parte se la mano non viene migliorata dalle carte in tavola.
Sostanzialmente Omaha è un gioco di “progetti” molto più del Teaxas.
Dunque il vantaggio di una mano di partenza buona su una media non è così forte come a Texas e ciò incoraggia molti a vedere comunque il flop, col risultato che al flop ci sono in media più giocatori che a Texas. E così nel piatto al flop c’è mediamente parecchio denaro e questo induce i giocatori a restare in gioco anche nelle puntate successive ed ecco dunque che i piatti di Omaha sono in genere molto più alti di quelli di Texas. Attenzione dunque: Omaha può essere un gioco molto molto pericoloso!
A Omaha è molto più pericoloso rallentare il gioco anziché “proteggere” una buona mano con una bella puntata al flop; ciò appare ovvio se si considera quanto sia più probabile che una sola (o due) altre carte possano rovinare il valore della propria mano o permettere ad un avversario di chiudere un punto più forte. Vediamo qualche esempio di ciò che può succedere
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Beh, in questo momento siete nuts cioè avete il punto più alto possibile e nessuno può battervi: ma quante sono le carte che al turn vi tolgono il nuts?
Basta una sola carta per cambiare la situazione: con un qualsiasi 6, 7, 10, J o Q (18 carte) la scala non è più nuts (provate), con una coppia in tavola (altre 9 carte) il full diventa una realtà probabile e con una qualsiasi carta a quadri (ne restano altre 3) ci si mette di mezzo anche il colore; insomma nelle restanti 45 carte ce ne sono ben 30 che rovinano il vostro traballante nuts!
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Questa è una mano che ho visto veramente. Full al flop è veramente una buona mano, e non capita troppo spesso neanche a Omaha. L’unica possibilità di perdere è che un avversario abbia in mano le restanti due Q, ma si tratta di un’eventualità non troppo probabile. Si giocava a pot limit, c’erano ancora in gioco 5 giocatori e il piatto era di 50. Il giocatore col full (A) punta 15, con l’intento di non scoraggiare troppi clienti e nel contempo di non far vedere una carta gratuitamente; solo un avversario (B) vede. La quarta carta è
, cosicché il full diventa di Q, nuts assoluto senza nemmeno possibilità di poker. Ancora una puntata interlocutoria di A, 25, nella convinzione di essere vincente, per indurre B a restare in gioco. Call. La quinta carta è Ap e la puntata di A questa volta è 75, ma B rilancia a 175; A si è trovato intrappolato ed è stato costretto ad andare a vedere il full di donne con Assi che batteva il suo full di donne con 7. Sfortuna. Sì, sfortuna (c’erano solo 4 carte, i 4 Assi, che avrebbero fatto vincere B), ma anche errata condotta di gioco. Bisognava puntare più alto al flop, e soprattutto alla quarta carta: B non avrebbe potuto vedere e con ogni probabilità sarebbe passato.
A Omaha, più che a Texas, molte mani sono più “credibili”. Se in tavola ci sono tre carte dello stesso seme è molto probabile che ci sia almeno un colore, dunque se un giocatore punta, è quasi certo che il colore ce l’abbia; se in tavola c’è una coppia, uno o più full sono in agguato e dunque se un giocatore punta bisogna considerare che il full ce l’abbia davvero.
Se Omaha venisse giocato limit, la maggior parte delle mani finirebbe allo showdown perché - come abbiamo visto - un’alta percentuale di giocatori va a veder il flop; dunque per vincere bisogna normalmente avere la combinazione migliore alla fine. Ne consegue che Omaha si gioca normalmente pot limit e qui il discorso si ribalta, perché le armi (le puntate) che si possono usare per cacciare gli avversari sono molto più potenti e la posizione al tavolo diventa determinante, più che in qualsiasi altra forma di poker.











4 Commenti a “Flop e dintorni” con Dario de Toffoli - Le differenze fra Omaha e Texas
Ciao Dario, una domanda, perchè si dice che la struttura pot limit sia più pericolosa e le ‘armi che si possono usare più potenti’?
Mi sembra che un avversario che può mettermi istantaneamente, in ogni turno di puntata, a rischio del mio intero stack andando all in rappresenti un pericolo molto maggiore che non un avversario che è bloccato dalla dimensione del piatto e che difficilmente, a meno di un mio raise, riuscirà a mettere tutte le sue chip dentro il piatto.
Ecce - 18 dicembre 2009
Il fatto è proprio quello Ecce……se rovesci la situazione come ben capirai con un pot limit non puoi forzare piu di tanto pre flop o al flop, cosa che consente ad altri giocatori di seguire con progetti, dopotutto non sei cmq obbligato a callare un all in, ma alla stesso tempo se uno non ti può far “scappare” forzando puoi che sò inseguire un progetto a colore o scala etc… senza dover rischiare tutto il tuo stack…
anche se espressa malino…..
almeno penso sia cosi la questione
ciao
ShardanAA - 19 dicembre 2009
@Ecce :
secondo me non hai colto nel modo corretto l’ oggetto del paragone esposto dal Signor Dario De Toffoli, infatti nell’ articolo si legge
(cit. DDT) “Se Omaha venisse giocato limit, la maggior parte delle mani finirebbe allo showdown …”
poi di seguito
(cit. DDT) “Ne consegue che Omaha si gioca normalmente pot limit e qui il discorso si ribalta …”
quindi da quanto ho personalmente capito il paragone era fra Limit e Pot Limit, e non fra No Limit e Pot Limit.
Ecco perchè infine si afferma che
(cit. DDT) “le armi (le puntate) che si possono usare per cacciare gli avversari sono molto più potenti …”
Ciao.
BartIT - 20 dicembre 2009
Eh in effetti sicuramente è rispetto al limit che parla Dario, ma lo dicono tutti, sostenendo che la struttura pot limit è più ‘pericolosa’, probabilmente nel senso inteso da ShardanAA, grazie a entrambi
Ecce - 21 dicembre 2009